Ritratto di città.

Carciofina era città cinta dalle alte mura, verdi e irsute, piene di spine invisibili e guardie ad ogni portone.
Le mura avevano terminazioni nervose.
Sentivano caldo e freddo, dolore e piacere, ma erano inflessibili nel loro ruolo.
Poche basse case ne circondavano il centro, un profondo lago d'acqua calda.: il cuore pulsante della città.
Per entrare a Carciofina c'erano poche strade, tutte meticolosamente supervisionate dagli scagnozzi di Paura.
Una volta attraversato ponte Fiducia però, si era liberi di entrare e uscire a piacere, si rimaneva comunque cittadini per sempre.

Dal lago di Carciofina partivano strani tubi la cui lieve e perfetta pendenza consentiva all'acqua di continuare a scorrere.
Le tubazioni venivano chiamate, dagli abitanti del posto, Passioni.
L'acqua scorreva in loro mantenendo caldo il lago.
A sorvegliare le condutture c'era Istinto. A lui il compito di mantenere costante il movimento.
Paura e Istinto da sempre si spartivano Carciofina. Spesso li si sentiva litigare furiosamente.
Poi giunsero ad un patto.
Un giorno la vecchia Paura prese sottobraccio Istinto, che scalpitava:"io non sarò petulante, ma tu fatti consigliare"
Litigano ancora furiosamente, spesso e volentieri, ma l'acqua scorre e il lago è caldo.


La colonna sonora della storia la trovate qui.


E qua un’instantanea.
Ritratto di città. [Carciofina, d'acqua e nuvole].



Passeggiando per le parole


Poco tempo fa sono riuscita a ritagliarmi una serata come si deve.
Cena al greco e parole, tantissime parole!
Alla fine abbiamo pensato che così tante parole ne chiamassero altre,
e ci siamo infilate in libreria.
Mi sono persa nel "muro dei post it", ché mi piace leggere ciò che lasciano i libri agli altri.
E lì, in quella libreria (e forse in tutte quelle della catena),
ce n'è un muro pieno di dichiarazioni d'amore ai libri letti e riletti, a volte.

(Alla fine sono uscita con Coe nella borsa. Soddisfatta.)

Lo schizzo è venuto di conseguenza credo, senza neanche riflettere.

I nuovi colori


Sono convinta che alle foglie sia dato un ultimo e importante compito:
alleggerire con la loro coperta colorata una terra
ormai scura e stanca, che cerca solo il riposo.
E così gli occhi, che vorrebbero ancora tracce d'estate,
si consolano con tutti i toni del rosso e dell'arancio.

Una coperta colorata su pensieri grigi.
Nasce spontaneo un sorriso.

Lalage, la leggera


Lalage la leggera. la città in cui la luna giocava.

Kublai racconta che in sogno gli è apparsa una città, in
lontananza, "con guglie sottili, slanciate in modo che la Luna possa posarsi
ora sull'una ora sull'altra" come se vi giocasse.
Quella città, gli dice Marco Polo, esiste:
è Lalage.
Un nome che pare di sapore quasi infantile,
lallato, un suono fluido come liquido chiaro che scorre.

"Questi inviti alla sosta nel cielo notturno i suoi abitanti disposero
perché la luna conceda a ogni cosa nella città di crescere e ricrescere senza fine"
Ed è la Luna, da sempre legata al mondo femminile e
ai suo cicli e al parto stesso, simbolo di una fertilità, leggera e istintiva.

"C' è una cosa che non sai, - aggiunse il Kan. – Riconoscente la Luna ha dato
alla città di Lalage un privilegio più raro: crescere in leggerezza."

Il gatto che viaggiò nel tempo e nello spazio


É stato via per almeno sette mesi.
Se n'è andato una sera di fine marzo, annusando l'aria e un poco di libertà.
Poi non è più tornato.

É ricomparso due giorni fa, alla porta di una vicina al mulino, la nostra vecchia casa.
Come se non fosse passato neanche un giorno, è tornato tra noi.
Interrogato sul come, perchè, quando e dove lui fa spallucce e anche un po' la "pasta".

Bentornato a casa Izio.

Cloe, la bianca



È sempre tutta una questione di testa.
E' quello il posto dove i desideri non toccano la terra.
Rimangono sospesi nel pensiero, aggrappati di forza
al desiderio di rimanere solo e soltanto desiderio.

Così pensava Cloe, la bianca.
Temeva di sporcarsi di realtà, ma perdeva i sensi a pezzetti per strada,
tutta arroccata sulla sua testa, tutta aggrovigliata.



Navigando


Navigando sui colori di un autunno.
Ché ti può portare lontano anche solo una sottile barchetta.
L'immaginazione come remo.

Impastare ricordi

Ci sono quei posti, che vedi scorrere dal finestrino dell'auto, alla fine di una giornata. Quei posti che ti riprometti di andare a visitare perché, si, sono interessanti. Poi il tempo non lo trovi mai. E loro se stanno lì, dentro al tuo finestrino, come quadri che ti vorrebbero inghiottire, ma tu non glielo permetti.
Arriva il giorno in cui ti puoi prendere il tempo e portartelo dove vuoi, e lui si lascia maneggiare.
Magari ci sarebbero stati giorni migliori, ti dici, visto che è tutto grigio e quasi piove, ma quando ti addentri, tra la fila di alberi inizi a capire che il tempo è perfetto.
Perfettamente sospeso, perfettamente tinto di quel grigio blu che può avere solo una laguna che non deve più niente al cielo. Quel che lascia un posto come questo sono più che altro sensazioni e colori, più che veri e propri ricordi. E io le ho lasciate impastare a Nini, come sa fare lei.

Questo il risultato.


Questo il posto.



(Ho scritto una fila lunghissima di parole, incredibile.)

Lasciar andare


Mattina tempestosa, cavilli legali che ti fanno inciampare,
cose che ritornano e rincorrono.
Avevo bisogno di lasciar andare e il rumore della matita sulla carta mi calma.
Sempre.

Cosa vedo in quel che ne è venuto fuori?
Questo: lascia andare l'idea di ciò che eri.

(Calvino ispira la matita e i pensieri,
e qui c'è un po' di Maurilia: la città che non sapeva lasciar andare.)

Zirma la scura


Ciò che scegliamo di vedere e di ricordare ci rappresenta,
molto di più che il vissuto stesso.

La mia Zirma, la scura.

Patience


La pazienza me la immagino come
un enorme cappello giallo di sole,
con cui scaldarsi i pensieri.

La forma del vento


Settembre come fili da riprendere in mano,
nodi da sciogliere e capi da legare.
Fili di pensieri che si intrecciano in una trama
a cui dà volume un vento nuovo, urgente e prepotente.

Buon mese, a chi passa di qua!

Profumo di pioggia



"Inspirando la frescura umida e l'odore di pane della terra
che da tempo aspettava la pioggia, guardò i giardini e i boschi che correvano via,
i campi gialli di segale, le strisce ancora verdi dell'avena e i solchi neri
con le macchie verde scuro delle patate in fiore.
Tutto pareva ricoperto da una vernice: il verde diventava più verde, il giallo più giallo,
il nero più nero. – Ancora, ancora! – diceva Nechljudov, lieto dei campi,
dei giardini e degli orti che riprendevano vita sotto la pioggia benefica."

La nascita di una madre






Oggi Nini si prende una pausa dalla mia matita.
Oggi voglio augurare buona fortuna ad un'amica,
che ha spostato l'orizzonte dei suoi sogni un po più in là e sta per incontrarli.
Questo è per Nina!

Piovono fiori


Che vuol dire? Che oggi piove un po' dentro,
ma il cielo è azzurro lo stesso.
E la pioggia profuma di ricordi belli.

Albe di sangue blu


Figlia di albe scure, ne arriverà una blu.
E lì il cuore si riposerà.

Il rumore delle piccole cose


E' il fruscio dei passi al mattino, l'odore del caffè, i buongiorno sussurrati.
I fiori nel vaso che spandono profumo e petali.
Il vento che entra senza permesso, insieme alle cicale.



Nini dorme ancora


In questa primavera di umore incostante e mutevole
il mio sogno è questo, stendermi su un prato:
libro, sole e uccellini.
E magari un rumore di fusa amiche vicino,
ché Izio si è perso da più di una settimana.

Buon maggio.

I have to cry all my red tears


She took off the mask.
‘The truth is I have to cry all my tears,’ she said.
‘Even if you call me Spring.’

Once upon a time there was a girl


Once upon a time there was a girl called Spring.
She was hidden behind a mask, made ​​of gray and rain.

The imaginative substance


‘You do not chop off a section of your imaginative substance
and make a book specifically for children,
for — if you are honest — you have no idea
where childhood ends and maturity begins.
It is all endless and all one.’

P.L. Travers


The equilibrist



‘Its circular.
You exist to continue your existence.

What’s the point?

Without love, without anger, without sorrow,
breath is just a clock ticking.’


The comet


‘She was a proper comet.
Her hair gathered together and flung itself out ahead of her
like flame on a blowtorch. Behind it,
her body was a small, curled-up, icy ball.
But because she was clutching the golden apple,
she knew she was carrying with her al the seeds of life
- all excitement, joy, growth and adventure -
She could go anywhere in the universe with this
and still be alive.’

The Game.


Like a wave

“Scivolò via come un’onda, solo più bella delle altre.”
A. Baricco

Metamorphosis

Metamorphosis 
‘Her hands are leaves, the light is in her hair’


She sings in the night


She sings in the night, with her ​​feet sink in a cup of coffee.

Everyone has their own little internal world

‘Everyone has their own little internal world
- a secret garden only they can enter.
Each world follows its own internal logic - individuality.
And the logic of one world means nothing in another.
Understanding other people isn’t hard…..It’s Impossible.

Even if I could, I wouldn’t want to see inside other people.
They can keep their gardens a secret.’

But.

‘Once you see the real me, will we still be friends?’


A windy tale

“She toots and hoots, biffs and boffs,
and pumps and trumps her way round the village
- waking small children - frightening goats -
even blowing pheasants out of trees.
She tries to keep things quiet, she really does,
but she can’t hold it any longer.
The back quack that follows is beyond
anyone’s wildest expectations…
and so the story begins.”

Storia, di una copertina

Ho scoperto per caso il concorso di Salani e ho deciso di partecipare.
Ora il concorso è chiuso e non so ancora nulla, ma questo è ciò che ne è venuto fuori.



Questa è la storia di una promessa.
Le promesse hanno una doppia valenza:
il dovere e il piacere.
Il dovere di portarle a compimento, il piacere di aver realizzato.

E se è vero che ogni promessa è un debito, il debito esiste principalmente verso noi stessi.
Perché una promessa è un atto di fiducia.

"Io ti insegnerò a volare.
Io imparerò a volare."

Basta non aver paura di meravigliarsi ancora.

Ecco, vorrei che tutto queste parole si cogliessero anche nei segni,
che la speranza e la meraviglia fossero la prima chiave di lettura di questa copertina.



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