Passeggiando per le parole


Poco tempo fa sono riuscita a ritagliarmi una serata come si deve.
Cena al greco e parole, tantissime parole!
Alla fine abbiamo pensato che così tante parole ne chiamassero altre,
e ci siamo infilate in libreria.
Mi sono persa nel "muro dei post it", ché mi piace leggere ciò che lasciano i libri agli altri.
E lì, in quella libreria (e forse in tutte quelle della catena),
ce n'è un muro pieno di dichiarazioni d'amore ai libri letti e riletti, a volte.

(Alla fine sono uscita con Coe nella borsa. Soddisfatta.)

Lo schizzo è venuto di conseguenza credo, senza neanche riflettere.

I nuovi colori


Sono convinta che alle foglie sia dato un ultimo e importante compito:
alleggerire con la loro coperta colorata una terra
ormai scura e stanca, che cerca solo il riposo.
E così gli occhi, che vorrebbero ancora tracce d'estate,
si consolano con tutti i toni del rosso e dell'arancio.

Una coperta colorata su pensieri grigi.
Nasce spontaneo un sorriso.

Lalage, la leggera


Lalage la leggera. la città in cui la luna giocava.

Kublai racconta che in sogno gli è apparsa una città, in
lontananza, "con guglie sottili, slanciate in modo che la Luna possa posarsi
ora sull'una ora sull'altra" come se vi giocasse.
Quella città, gli dice Marco Polo, esiste:
è Lalage.
Un nome che pare di sapore quasi infantile,
lallato, un suono fluido come liquido chiaro che scorre.

"Questi inviti alla sosta nel cielo notturno i suoi abitanti disposero
perché la luna conceda a ogni cosa nella città di crescere e ricrescere senza fine"
Ed è la Luna, da sempre legata al mondo femminile e
ai suo cicli e al parto stesso, simbolo di una fertilità, leggera e istintiva.

"C' è una cosa che non sai, - aggiunse il Kan. – Riconoscente la Luna ha dato
alla città di Lalage un privilegio più raro: crescere in leggerezza."

Il gatto che viaggiò nel tempo e nello spazio


É stato via per almeno sette mesi.
Se n'è andato una sera di fine marzo, annusando l'aria e un poco di libertà.
Poi non è più tornato.

É ricomparso due giorni fa, alla porta di una vicina al mulino, la nostra vecchia casa.
Come se non fosse passato neanche un giorno, è tornato tra noi.
Interrogato sul come, perchè, quando e dove lui fa spallucce e anche un po' la "pasta".

Bentornato a casa Izio.

Cloe, la bianca



È sempre tutta una questione di testa.
E' quello il posto dove i desideri non toccano la terra.
Rimangono sospesi nel pensiero, aggrappati di forza
al desiderio di rimanere solo e soltanto desiderio.

Così pensava Cloe, la bianca.
Temeva di sporcarsi di realtà, ma perdeva i sensi a pezzetti per strada,
tutta arroccata sulla sua testa, tutta aggrovigliata.



Navigando


Navigando sui colori di un autunno.
Ché ti può portare lontano anche solo una sottile barchetta.
L'immaginazione come remo.

Impastare ricordi

Ci sono quei posti, che vedi scorrere dal finestrino dell'auto, alla fine di una giornata. Quei posti che ti riprometti di andare a visitare perché, si, sono interessanti. Poi il tempo non lo trovi mai. E loro se stanno lì, dentro al tuo finestrino, come quadri che ti vorrebbero inghiottire, ma tu non glielo permetti.
Arriva il giorno in cui ti puoi prendere il tempo e portartelo dove vuoi, e lui si lascia maneggiare.
Magari ci sarebbero stati giorni migliori, ti dici, visto che è tutto grigio e quasi piove, ma quando ti addentri, tra la fila di alberi inizi a capire che il tempo è perfetto.
Perfettamente sospeso, perfettamente tinto di quel grigio blu che può avere solo una laguna che non deve più niente al cielo. Quel che lascia un posto come questo sono più che altro sensazioni e colori, più che veri e propri ricordi. E io le ho lasciate impastare a Nini, come sa fare lei.

Questo il risultato.


Questo il posto.



(Ho scritto una fila lunghissima di parole, incredibile.)

Lasciar andare


Mattina tempestosa, cavilli legali che ti fanno inciampare,
cose che ritornano e rincorrono.
Avevo bisogno di lasciar andare e il rumore della matita sulla carta mi calma.
Sempre.

Cosa vedo in quel che ne è venuto fuori?
Questo: lascia andare l'idea di ciò che eri.

(Calvino ispira la matita e i pensieri,
e qui c'è un po' di Maurilia: la città che non sapeva lasciar andare.)

Zirma la scura


Ciò che scegliamo di vedere e di ricordare ci rappresenta,
molto di più che il vissuto stesso.

La mia Zirma, la scura.

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