L’ORA DELLA MERENDA

Vi racconto come ho lavorato con mio figlio



Ho sempre più o meno avuto la fortuna di fare un lavoro creativo, a parte qualche buco nero (e non rivanghiamo!) negli anni subito dopo la fine degli studi, chiamiamoli “artistici”.
Comunque, dicevo, un lavoro che unisce il “dovere” alle proprie passioni è davvero una grande fortuna, ma rare volte è coinciso anche con la condivisione di momenti di gioco con mio figlio. Questo è uno dei rari casi in cui io e D ci siamo veramente divertiti molto.
E lui mi ha anche aiutata davvero tanto, perché qui, eravamo principalmente nel suo di mondo (anche se per la verità mi sto bevendo una giraffa anche adesso...)

Ne avevamo parlato un po’ di tempo prima, quindi quando sono arrivati i Triangolini Valfrutta è stata già di per sè una gran festa perché si poteva iniziare (avete presente l’ansia di un cinquenne a cui viene detto che presto si farà una tal cosa? Ecco quella, tanta).

D. ha aperto i pacchi e con vera dedizione ha iniziato a pensare a quale animale gli piacesse di più e perché. Ha cambiato idea un centinaio di volte, assaggiato un po’ tutti gli animali e ricambiato idea un altro centinaio di volte, ma alla fine il leone ha vinto.



Ed è stato guardando lui giocare che ho pensato che sarebbe stato bello far diventare l’ora della merenda un momento buono per raccontarci delle storie, non solo a parole, ma proprio visualizzandole. Il pack tra l’altro si presta molto a far viaggiare la fantasia.

Abbiamo sparso sabbia su un tavolo (e ovunque per casa) e disegnato il sole, la collina e le nuvole con una penna (chiusa) direttamente sulla sabbia.
Qualche foglia dal cortile sotto casa e siamo andati in scena.




E quindi ecco il nostro leone, rigorosamente vegetariano (non si sopportano spargimenti di sangue di povere gazzelle qui in casa!) che assetato e annoiato vaga per la savana, quando all’improvviso gli viene un’idea geniale: “Adesso mi faccio proprio una bella spremuta di pera”
Si dice che ancora se ne vada saltellando, ridendo e ruggendo per la felicità!



Potete giocare anche voi, su www.valfrutta.it o sulla loro pagina facebook, chiedendo ai vostri bimbi a quale animale assomigliano di più e perché. Provateci, perché la risposta vi sorprenderà (e la vedrete anche pubblicata). Io e D ormai ce le siamo lette praticamente tutte.

Abbiamo ancora un’altra storia da finire, ma per ora ci stiamo ancora lavorando!




The observer




C'è una stagione, una parte della vita, in cui tutto ha bisogno
solo di essere osservato. In silenzio e con cura.
Perché in questa stagione particolare, qualsiasi cosa ha storie da raccontarti.



E dopo che hai osservato attentamente, attraverso e insieme a tutto ciò che ti circonda,
devi muoverti e toccare tutto con le tue mani.
Così da sentire la tua storia attraverso il discorso della vita.

Buon week end, osservatori che passate di qua.

Oggi così




Oggi immaginatemi così, leggera e svolazzante come una farfalla.

Dopo un anno quasi esatto di visite e controlli, D ha ricominciato a crescere.
E gli esami per quelle-cose-che-non-si-nominano-neanche, per ora, rimandati.

E niente, oggi lasciatemi così :-)

La collina dall'altra parte del sogno



C'era una volta una collina, dove niente era ciò che sembrava.
C'erano alberi, ma se si guardava attentamente si scopriva che altro non erano che foglie.
C'erano i fiori, si c'erano.
Ad uno sguardo poco attento potevano sembrare un poco scoloriti e per niente interessanti,
ma per chi aveva voglia di guardare,
ahhhh, ecco che si svelavano per ciò che erano: leggeri tocchi di inchiostro.
E lì, su quella collina, al viandante che vi arrivava la realtà pareva un sogno.
Eppure, anche in questo caso, a voler guardare un tantino più a fondo
si scopriva poi che il sogno era realtà.
Pochi facevano visita alla collina, un po' per la distanza, un po' perchè era proprio difficile trovarla.

Ma come in tutte le storie che si rispettano, qualcuno poi per forza arriva,
se no poi che cosa si avrà mai da raccontare?



E insomma, ecco che saliva su per la collina una bambina, e lì decideva
che quello era un posto buono per sguinzagliare i sogni.
Li lasciava liberi di volare, nello spazio di un battito di ciglia.

Alcuni erano belli, rossi e dorati. Altri erano incubi scuri e fumosi.
Altri ancora erano lieto fine mancati.

E così, svuotata dai sogni, a guardarli volare le capitava di pensare
che la cosa bella era che ogni giorno si poteva sempre ricominciare.




Hello Natallia!


Natallia quella dei butter brot (panini preferibilmente con prosciutto cotto sottilette, ma il formaggio mai cotto eh, sia chiarito) ognuno hai suoi gusti, del resto.  Voi riuscireste a contraddirla?

Natallia l'ho conosciuta solo attraverso le parole di Sandra, ma chi conosce Sandra sa bene che con le parole è in grado di creare mondi e farti davvero vivere per un po' fianco a fianco alle persone che descrive. E per me questa è la più grande dote di chi scrive, farti sentire in famiglia, tornare un poco a casa ogni volta che torni alla pagina scritta.

Io e Sandra abbiamo collaborato alla stesura di albo illustrato (ancora in cerca di editore) ma mi è piaciuto davvero tanto lavorare con lei che abbiamo pensato di continuare con qualche altra cosa.
Presto spero di potervi far vedere il risultato.

Intanto se volete conoscerla meglio la trovate qua: http://ilibridisandra.wordpress.com/
E, come direbbe lei: "Kallomina!" (Buon mese)

Benvenuto Novembre, mi fido di te! ;)
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